La ciclicità cosmica è necessaria affinché il mondo possa conoscere se stesso liberamente
Cos'è il nulla?
La scienza teorizza che la creazione è nata da un esplosione universale che essa chiama il Big bang. Essa postula diverse ipotesi sulla creazione universale, ma proprio poiché è razionale, non può prendere in considerazione nessuna teoria che contempla l'infinito nulla come principio causale, in quanto non verificabile e non confutabile. L'argomento ontologico segue un principio di causa ed effetto, e sembra ovvio che qualcosa abbia però scaturito improvvisamente una cascata di eventi che, dunque, ha dato origine alla sostanza del mondo, che a detta di Aristotele è la materia, in possesso di una idea o forma immanente. Per cui La sostanza è una materia con una forma. Un principio che non può essere però né materiale né formale, ma nella fattispecie superiore ed inconcepibile poiché anche noi siamo fatti della stessa sostanza del mondo, un corpo con un insieme di idee immanenti, e non possiamo percepire ciò che si trova oltre i suoi confini. Tuttavia, dato che la forma del mondo deve essere concepita prima di esistere poiché è impossibile pensare a qualcosa che non abbia una forma, tale principio dovrà essere un logos (luogo) di tutte le forme ideali o idee universali perfette come diceva Platone, fuori dal tempo, in un'altra dimensione, come una potenza che pensando attualizza se stessa generando lo spazio-tempo e la sostanza dell'essere del mondo. È ovvio quindi che per noi, questo luogo è Il nulla perché è privo di materia. Se nel nulla ci fosse qualcosa allora o il nulla non esiste e quindi anche l'arché, il principio causale, c'è e il mondo è semplicemente figlio di un altro mondo materiale con tempo-spazio diversi, a noi incomprensibili, e ci troviamo ad avere una falla nel linguaggio che non ha capito davvero cosa sia il nulla oppure il nulla esiste e nemmeno la causa prima lo è e quindi tutto è subdolo come ammetteva Gorgia, il padre del nichilismo.
Qual'è il fine?
Se mi venisse in mente di creare un'opera d'arte disinteressata come una scultura e decido di realizzarla, lo faccio perché vorrei dare un'esistenza all'idea che ho in mente cosicché possa appagare questo desiderio. Osando a fare un paragone, posso speculare che la differenza sta che mentre io ho la materia già a disposizione, la causa prima no, anzi essa dovrà trasmutarsi in materia attualizzandosi da sé. Di conseguenza, il principio primo crea necessariamente perché desidera percepire il proprio pensiero, contemplare la trasformazione delle proprie idee, essenze impercettibili ad esistenze percettibili. Il mondo e la sua estensione corpale è quindi la manifestazione del suo pensiero. Il mondo sensibile, che percepiamo, è un suo riflesso, come un'immagine riflettente su uno specchio (creò il mondo a sua immagine e somiglianza) che solamente quando vede se stesso che si rende conto della propria idea originale. La realtà diventa quindi un riflesso della vera immagine del mondo. Grazie agli occhi e la coscienza data all'esistenza, che quindi si realizza la riunione con l'unità principale. In altre parole, nel nulla c'è il logos, il sapere incognito ed infinito del mondo. Il nulla non esiste, ma è una dimensione di informazioni in potenza.
Che significa per noi?
Se il mondo è un riflesso della causa prima, quest'ultima dovrà risiedere in esso come intelligenza immanente, grazie alla quale essa potrà esserci partecipe. Per questo motivo, il compito dell'intelligenza universale è tenere la luce riflettente il più lungo possibile, affinché essa possa percepire persistentemente se stessa. Tuttavia, dato che la morte esiste nel mondo delle cose e il riflesso cessa di esistere per limitatezza della materia, la fine della vita diventa un miraggio del mondo vivente per rinnovarsi e progredire secondo la volontà del demiurgo che è la sorgente dell'essenza dell'essere. Ovviamente, questo nella nostra piccola dimensione insignificante non vuol dire essere felici di morire, ma essere alla continua ricercare di riconnettersi con la propria vera essenza, la volontà d'essere nel mondo mentre si è in vita. In altre parole, ogni essere deve cercare tramite i propri desideri ed immaginazione di capire la propria esistenza per aiutare l'unico essere esistente a divinire ciò che vuole. Dunque, le cose devono morire senza costrizioni e non potranno mai essere legate ad un destino, ma dovranno avere lo svincolo di esprimere le proprie idee, ossia essere se stesse liberamente e in un modo disinteressato come diceva il pittore antico Apelle: "nulla dies sine linea", che significa nessun giorno senza una linea, a sottolineare la necessità dell'esercizio quotidiano della contemplazione per ritrovare se stessi. Si tratta di un ritrovamento di uno scopo d'esistenza al fine di far progredire l'unico essere esistente. Questo significa che la natura, incluso l'uomo, è necessaria per dare materialità al nulla.
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