La suggestione e l'effetto vibrazionale del rimedio omeopatico all'interno di una medicina integrativa...

Dopo aver dedotto dall'articolo precedente che il potere suggestivo è la base dell'effetto placebo, mi sono appassionato di omeopatia. La materia medica omeopatica riporta tutte le sensazioni ed emozioni che si sono provati al momento dell'uso dei veleni ad alte e basse dosi. La descrizione sintomatica è talmente specifica, che non si tratta d'identificazione oggettiva del tipo del sintomo, ma soprattutto di sensazioni soggettive del medesimo sintomo. Dunque, usando in modo particolare il repertorio omeopatico, malattia e malato, causa ed effetto, si connettono all’interno di un insieme unico integrale. Infatti, trovare un rimedio adatto si basa sull'ascolto attento alle descrizioni provvedute dal paziente. Si dice che ogni rimedio così ha una personalità specifica che calza il bisogno di ogni paziente. Così come per ogni altro tipo di medicinale allopatico (farmacologico), il rimedio omeopatico è in grado di evocare un effetto suggestivo di placebo. Diciamo anzi che questa intimità che si forma tra il rimedio omeopatico e il paziente durante la consultazione potenzia ulteriormente l'effetto placebo. 

Cos'è il rimedio omeopatico? Si tratta di un veleno diluito in modo infinitesimale. Esso agisce tradizionalmente seguendo il principio ippocratico del simile che cura il simile, o più semplicemente in un modo molto simile a quello del mitridatismo. Infondo, parliamo dello sviluppo di una resistenza da parte del corpo contro un sostanza, tale da generare una reazione contraria uguale o più forte del veleno stesso come quando usiamo dei farmaci per lungo tempo e questi non funzionano più poiché il corpo li tollera sviluppando la farmaco-resistenza. Così somministrando un veleno a piccolissime dosi, si genera una malattia artificiale che ha gli stessi sintomi della malattia originale ma in modo controllato. A quel punto si inizia ad aumentare la dose per evocare una reazione sempre più forte in modo da rendere il corpo quasi immune. Facendo così, mano mano che cresce la forza reattiva del corpo, quest'ultima genera sintomi contrari a quelli della malattia sopprimendola. Quindi per fare ciò si inizia somministrando un dosaggio infinetisimale e poi si va via discendo crescendo fino ad arrivare alla tintura madre con il tempo, la quale ha il più alto grado di forza d'urto. 

In pratica tale principio segue le leggi della fisica classica, ossia che affinche il rimedio omeopatico possa evocare una reazione deve possedere un'energia uguale e contraria a quella del suo target. In quest'ottica, parliamo di structure biologiche singolari, poiché se prendiamo il corpo come insieme l'energia necessaria per evocarci una reazione dovrà essere proporzionata alle sue dimensioni come dice l'equazione di Einstein. Si parte quindi dall'idea che il rimedio omeopatico, come quello farmacologico, è in grado di reagire con strutture cellulari proporzionli all'energia in possesso evocando una cascata di reazioni che si amplifica fino a scatenare dei meccanismi che causano un effetto biologico. 

Molti però sostengono che il rimedio omeopatico non include in sé nemmeno un atomo e quindi nessuna massa di veleno originale in possesso dell'energia necessaria da evocare un effetto. Tuttavia, chi supporta l'omeopatia sostiene che durante le preparazioni dei rimedi omeopatici che si effettuano per agitazione in successione vengono rese più carichi d'energia elettrostatica in grado di supportare una energia deficitaria da cui si scaturiscono le malattie. Così supportando la deplezione energetica con l'energia del medicinale omeopatico si ha il ripristino della forza vitale del corpo. Più è quindi diluito il medicinale omeopatico più forte e potenziato sarà la sua forza. 

Secondo questa logica, la scelta dei dosaggi da somministrare dipendono dal deficienza energetica del corpo. In omeopatia, si agisce sul un piano sintomatico con rimedi poco energizzati come le tinture madre, poi su un piano intermedio di coscienza con rimedi mediamente energizzati, e infine, su un livello più profondo di inconscio con rimedi altamente energizzanti. L'idea che c'è dietro a queste dinamiche assume che quando vi sono degli atomi o molecole sciolte nell'acqua pura, queste sotto agitazione vigorosa rimbalzano da una parte all’altra per tutto il substrato acquoso causando la formazione di cavità intrinseche nel medium come se l'acqua facesse da memoria che ricorda al corpo cosa era contenuto in essa. Tali sagome fungono così da molecole finte che ingannano i recettori facendoli credere che c'è invece una molecola vera e propria. Inoltre, l’agitazione causa un aumento dell’energia potenziale per mezzo delle collisioni molecolari rendendo il substrato acquoso più eccitato e carico di energia statica. Ovviamente, così, a secondo del veleno usato, con un peso molecolare specifico, si avrà una forza d'urto specifica con un'orma ed energia potenziale unica. Essendoci un'energia quindi, parliamo di una frequenza vibrazionale radiante che interagisce a distanza con i recettori corporei come fanno gli odori sui sensori olfattivi. 

La realtà è ciò che vogliamo vedere

In aggiunta è tutta una questione linguistica perché quando descriviamo qualcosa lo facciamo in base a ciò che fa. Per esempio, a livello metafisico diremmo che una cosa esiste per una causa efficiente, tuttavia, essa esiste per altre diverse cause come quella materiale, formale e finale. Per esempio, quando descriviamo un farmaco, diciamo che esso è stimolante o deprimente perché osserviamo il suo effetto, ossia la causa efficiente, ma se dovessimo descriverlo in base a ciò che è fine a se stesso, ossia in base alla sua causa finale, non possiamo farlo a meno che vengano utilizzati aggettivi che non includono in sé la causa efficiente. Prendiamo il caso del caffè: si può dire che esso ha un'energia tale da indurre il corpo a opporsi manifestando la stimolazione, quindi in realtà la sua causa finale è depressa. Oppure, la camomilla causa depressione del sistema nervoso, ma il suo fine in sé è eccitato. Perciò descrivendo un rimedio come se fosse una malattia è come descriverne la causale finale, mentre descrivendone il profilo farmacologico è come spiegarne la causa efficiente. Alla fine, che la terapia sia attraverso i contrari che curano i contrari o i simili che curano i simile, si tratta della stessa cosa in termini metafisici. Quello che cambia è la metodologia e la logica d'intervento. 

È evidente, quindi, che vi è una connessione suggestiva, quasi ipnotica, tra il rimedio omeopatico e il paziente, e soprattutto che è possibile potenziare la suggestione con la comunicazione. Nonostante non ci siano prove scientifiche, molti ci credono lo stesso poiché si tratta di più di una medicina quantistica non ripetibile. Personalmente, mi schierò neutro ed aperto e credo che sia comunque una medicina come altre che però viene utilizzata seguendo principi metafisici logici e non empirici. Per me è una terapia integrativa che può agire sull’insieme malato-malattia allo stesso tempo potenziando il placebo in un modo o nell'altro.

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